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03. agosto 2026

Testo originale tradotto dal tedesco in modo automatico


Alghe blu

Un nuovo sensore rileva le tossine delle alghe blu nei laghi svizzeri

Un sensore di nuova concezione dovrebbe rilevare in modo rapido e preciso le sostanze tossiche prodotte dalle alghe blu nei laghi svizzeri. Secondo gli sviluppatori, il dispositivo dovrebbe essere in grado di rilevare una concentrazione 40 volte inferiore al valore limite stabilito dall’OMS per l’acqua potabile.

Non appena in estate la temperatura dell’acqua aumenta, le alghe blu si diffondono spesso rapidamente nei corsi d’acqua. Queste alghe rilasciano tossine pericolose, le cosiddette microcistine, che rappresentano un rischio per i bagnanti, i cani e l’approvvigionamento di acqua potabile. Le analisi di laboratorio finora utilizzate sono sì molto precise, ma richiedono apparecchiature specializzate e pesanti, personale qualificato e lunghi tempi di attesa. Poiché esistono oltre 300 varianti diverse di queste tossine, chi si occupa del monitoraggio delle acque si trovava finora di fronte a un dilemma: i test rapidi forniscono sì risultati immediati sul posto, ma non riescono a distinguere le singole varianti di tossine l’una dall’altra. Ora, secondo un comunicato stampa, i ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL) hanno sviluppato un sensore in grado di rilevare le tossine nocive dei cianobatteri a livello molecolare.

Particelle cariche sotto tensione elettrica

Il cuore del sensore è un cosiddetto nanoporo, un minuscolo canale costituito dalla proteina aerolisina, che nel suo punto più stretto misura appena un nanometro di larghezza. Sotto tensione elettrica, le particelle cariche fluiscono uniformemente attraverso il poro. Se una singola molecola tossica attraversa il canale, lo ostruisce per una frazione di secondo. Poiché ciascuna delle diverse tossine rallenta il flusso di corrente in misura diversa a seconda delle dimensioni e della struttura, si crea un’impronta elettrica caratteristica.

Un pratico strumento di misurazione come obiettivo

Secondo l’EPFL, in questo modo il team è riuscito a distinguere in laboratorio sette varianti di microcistina strettamente correlate. Secondo i ricercatori, il sistema rileva la presenza della sostanza già a concentrazioni 40 volte inferiori al valore di riferimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’acqua potabile. Per ora, prima della misurazione, i campioni d’acqua devono ancora essere filtrati e trattati manualmente. L’obiettivo a lungo termine dei ricercatori è tuttavia quello di realizzare uno strumento di misurazione portatile che possa essere utilizzato direttamente sulla riva o su una barca.

Fonte e ulteriori informazioni

sda

Comunicato stampa EPFL

Studio pubblicato

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