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20. giugno 2022

Seminario sull’idrogeno

Grande interesse alla conferenza sull’idrogeno

L’idrogeno è parte integrante del «Green Deal» europeo e quindi un elemento centrale del futuro energetico. In Svizzera cresce sempre più l’importanza dei vettori energetici. Grande è stato l’interesse riscosso dal seminario SSIGA sull’idrogeno a Bienne, andato completamente esaurito, dove si è parlato di varie tematiche relative all’idrogeno.

Un motore importante per la trasformazione del settore energetico sono gli obiettivi climatici in Svizzera, in Europa e nel mondo. Markus Bareit, Energy Economist presso l’Ufficio federale dell’energia (UFE), nella sua relazione ha spiegato che più del 60 per cento del consumo energetico mondiale si basa tutt’ora su vettori energetici fossili. Pur essendo da tempo noto, l’idrogeno svolge ancora un ruolo secondario nel mix energetico anche perché, sul versante dei costi, non risulta competitivo rispetto al gas, al carbone e al petrolio. Secondo la valutazione di Bareit, le difficoltà sono piuttosto legate agli investimenti necessari per produrre una quantità sufficiente di idrogeno. I costi elevati porterebbero a una situazione paradossale, come quella dell’uovo e della gallina. Fintanto che l’idrogeno non sarà disponibile in quantità sufficiente, le aziende saranno riluttanti a sviluppare applicazioni basate su questo vettore e, di conseguenza, mancando la sicurezza di vendite certe, i produttori di idrogeno esiteranno a investire in questo campo.

Rudy Von Beurden, Senior Vice President Public Affairs di FluxSwiss, ha spiegato come spianare progressivamente la strada all’idrogeno. Si parte da cluster locali - reti di idrogeno delimitate nello spazio - e li si collega fino a creare una rete d’idrogeno su scala europea. Allo stesso tempo occorre creare una «Hydrogen Backbone» per trasportare l’idrogeno dal sud - principalmente dal Nord Africa - in Europa. Contesto: il Nord Africa offre condizioni ideali per l’allestimento di grandi impianti solari, la cui energia può essere immagazzinata sotto forma di idrogeno e trasportata in Europa. In quanto Paese di transito, la Svizzera si trova in un’ottima posizione dal punto di vista geografico. Se l’espansione delle energie rinnovabili in Nord Africa continuerà, nel medio termine grandi quantità di idrogeno potrebbero fluire attraverso la Svizzera verso il Nord Europa, passando per l’Italia.

La conferenza è stata anche l’occasione per esaminare sfide concrete che l’industria del gas sta già affrontando oggi. Con l'entrata in vigore della G18 sulla qualità del gas, sarà possibile aggiungere fino al 20% di idrogeno all’attuale gas naturale. I gestori di rete potrebbero quindi trovarsi ben presto a dover affrontare richieste di immissione di idrogeno. È quindi importante iniziare fin d'ora a controllare le reti del gas per verificare l’idoneità all’aggiunta di idrogeno e, se necessario, modificarle per renderle completamente idonee all’idrogeno. La buona notizia è che, da parte dei produttori, esistono già numerosi prodotti per la costruzione di reti compatibili con l’idrogeno e in grado di funzionare sia con il metano che con l’idrogeno. Anche sul versante acquirenti l’interesse è notevole. Daniel Fuhrer, specialista in motori/carburanti alternativi presso le FFS, ha mostrato alle persone presenti al seminario le attività messe in atto dalle Ferrovie federali nel settore dell’idrogeno e il Prof. Dr. Stefan Jäschke Brülhart, titolare amministratore della Envenion GmbH, ha parlato delle applicazioni nel settore degli edifici.

Dopo che Hydrospider e i produttori di H2 hanno illustrato quanto stanno facendo nel settore dell’idrogeno, il seminario di Bienne si è concluso con una vivace tavola rotonda e un aperitivo, un’occasione nella quale i partecipanti hanno potuto scambiare le proprie esperienze e fare rete allacciando nuovi interessanti contatti.

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