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29. agosto 2023

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Serve semplicemente chiarezza

Il mondo è complesso. Anche alle domande semplici spesso non ci sono risposte semplici. Se i politici vogliono fare bella figura con il «popolo» o se i media vogliono vendere buone «storie», i messaggi devono essere semplici. L’argomento o la storia vengono semplicemente «amplificati» un po'. Ma, nel peggiore dei casi, questo può portare a decisioni errate.

La capacità di catalogare o raggruppare le cose ha contribuito in maniera decisiva alla sopravvivenza della nostra specie. Se qualcosa assomiglia a un leone, la cosa da fare è: scappa! Se qualcosa assomiglia a una sedia, allora diventa: siediti! Siamo in grado di riconoscere una sedia, sia che abbia tre, quattro o anche una sola gamba. Con o senza braccioli o schienale, imbottita o intrecciata, in legno, metallo o plastica: di norma capiamo al volo che si tratta di un mobile della categoria «sedia». La cosa si fa difficile quando la sedia assomiglia a un leone. A un’osservazione più attenta, il primo impulso a fuggire si rivela inutile.

Dal tempo in cui l’Homo Sapiens, come cacciatore e raccoglitore, doveva guardarsi dai leoni e fare a meno delle sedie imbottite, il mondo non è diventato meno complesso. Molte cose non si riconoscono a colpo d’occhio. Piuttosto, è necessario uno sguardo più attento. In una recente intervista che vale la pena di leggere, il meteorologo Jörg Kachelmann si è lamentato del fatto che i media associano fenomeni meteorologici estremi come quello di La Chaux-de-Fonds o gli incendi boschivi di Rodi al cambiamento climatico e lo fanno in modo rapido e acritico. Eppure, spesso questi eventi avrebbero solo indirettamente a che fare con il riscaldamento globale poiché, ad esempio, in mancanza di una causa d’innesco gli incendi boschivi si sviluppano spontaneamente solo a temperature superiori a 300 gradi. Per contro, evoluzioni veramente drammatiche come il riscaldamento dei mari, che sono chiaramente una conseguenza diretta del cambiamento climatico, non verrebbero per niente messi a tema.

Lo stesso succede con il problema della «carenza d’acqua» in Svizzera. Con l’avvicinarsi dei mesi estivi, l’argomento viene ripreso dai media e solitamente inserito nel contesto del cambiamento climatico. Naturalmente, l'acqua può scarseggiare perché le acque sotterranee sono troppo basse a causa delle poche precipitazioni. A un’analisi più attenta, tuttavia, sono spesso altri i fattori per i quali la popolazione deve essere sollecitata a risparmiare acqua, ad esempio perché un numero sempre maggiore di captazioni presenta residui di pesticidi troppo elevati o perché l’approvvigionamento idrico non è in grado di rispondere a un maggior fabbisogno di acqua da parte dell’agricoltura. Tuttavia, è più facile comunicare una tematica associandola a una categoria già nota.

Con questo trucco dell’«amplificazione» non è necessario fornire spiegazioni complesse dei nessi e del corretto inquadramento della problematica. Dire che la siccità è il risultato del cambiamento climatico non necessita di ulteriori spiegazioni. Nel migliore dei casi si attira l’attenzione su una sfida attuale; nel peggiore, si prendono decisioni sbagliate e si stabiliscono priorità non corrette. Non è così tragico se scambiamo una sedia per un leone. Potrebbe invece esserlo il contrario.

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