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27. luglio 2026

Tutela dell'acqua potabile

Tavola rotonda sulla problematica del 1,2,4-triazolo sul Lago di Ginevra

Nell’estate del 2025, nelle reti di approvvigionamento idrico potabile situate intorno al Lago di Ginevra sono stati rilevati livelli di 1,2,4-triazolo nettamente superiori al valore massimo previsto dall’ordinanza sull’approvvigionamento idrico (OAAP). Il modo in cui gestire questo esito ha sollevato molte domande. Per questo motivo, il gruppo di lavoro W-UK2 «Qualità e trattamento dell’acqua» ha riunito i vari attori in una tavola rotonda.
Antonia Eichelberg, Martin Bärtschi, Margarete Bucheli, 

Come gestire le elevate concentrazioni di 1,2,4-triazolo, un importante metabolita dei pesticidi, presenti nell’acqua potabile trattata proveniente dal Lago di Ginevra, che superano nettamente (di quasi dieci volte) il valore massimo previsto dalla OAAP per i pesticidi e i loro metaboliti rilevanti? Questa domanda sta attualmente preoccupando sia i servizi di approvvigionamento idrico intorno al Lago di Ginevra sia le autorità. Per ottenere alcune prime risposte, il 20 maggio la sottocommissione acqua W-UK2 della SVGW ha organizzato un incontro di scambio di esperienze a Losanna. Oltre ai membri della W-UK2, nella quale sono rappresentati anche collaboratori delle aziende di approvvigionamento idrico interessate del Lago Lemano (Service de l’eau de la Ville de Lausanne, SIGE e SIG), alla tavola rotonda hanno partecipato altri rappresentanti delle aziende di approvvigionamento idrico, nonché rappresentanti della VSA e della CIPEL (Commission internationale pour la protection des eaux du Léman). Erano inoltre presenti diverse autorità svizzere e francesi: l’UFAM, gli uffici cantonali delle acque e dell’ambiente, nonché le autorità per la tutela dei consumatori dei Cantoni di Ginevra, Vaud e Vallese e, infine, le autorità ambientali e sanitarie della regione francese dell’Alvernia-Rodano-Alpi.

Martin Bärtschi, dell’Ufficio amministrativo della SVGW, ha dato il benvenuto ai partecipanti sottolineando che il workshop doveva avere un orientamento orientato al futuro. L’obiettivo era quello di raccogliere e discutere insieme idee, proposte di miglioramento e possibili soluzioni sui seguenti temi:

  • valori limite basati sul rischio anziché valori precauzionali
  • tutela delle risorse idriche
  • applicazione del principio «chi inquina paga»
Il trattamento dell’acqua è un’opzione?

Prima di discutere questi tre punti, il moderatore dell’evento Tony Merle (rwb groupe SA) ha presentato diverse possibilità di trattamento, analizzandole in termini di fattibilità tecnica, efficacia depurativa, costi e tempi necessari per la loro attuazione. Per prima cosa ha esaminato l’opzione apparentemente più semplice, ovvero la miscelazione dell’acqua. Questa soluzione non sarebbe efficace, poiché da un lato le concentrazioni nell’acqua grezza sono troppo elevate e, dall’altro, i sistemi di approvvigionamento idrico attingono fino all’85% della loro acqua potabile dal Lago di Ginevra. Poiché la molecola di 1,2,4-triazolo è simile alla molecola d’acqua sotto molti aspetti – dimensioni simili e polarità simile – i processi di trattamento attualmente utilizzati negli impianti di trattamento dell’acqua lacustre svizzeri sono da escludere: l’1,2,4-triazolo si adsorbisce scarsamente sul carbone attivo, l’ozono non degrada quasi per nulla la molecola e anche un’ossidazione più approfondita (ad es. ozonizzazione con aggiunta di perossido di idrogeno) probabilmente non è molto efficace. Le simulazioni hanno dimostrato che anche l’efficienza di depurazione della nanofiltrazione è probabilmente pari al massimo al 25%. Pertanto, l’unica opzione di trattamento rimasta è l’osmosi inversa.

Efficacia dell’osmosi inversa

Le proprietà chimiche del 1,2,4-triazolo lasciano tuttavia supporre che esso diffonda in parte attraverso la membrana insieme alle molecole d’acqua. Attualmente sono in corso studi sull’efficacia di eliminazione dell’osmosi inversa presso Service de l’eau e SIG. Tra gli svantaggi del processo figurano inoltre l’elevato fabbisogno energetico e la gestione non regolamentata del concentrato prodotto. Inoltre, richiede fasi di trattamento preliminari per evitare l’intasamento delle membrane. Per l’implementazione di una nuova catena di trattamento di questo tipo è necessario prevedere un orizzonte temporale di circa dieci anni.

Valori limite vs. valori di tolleranza

È stato sottolineato che nella legislazione alimentare precedente al 2017 si distingueva tra valori limite e valori di tolleranza. Mentre il superamento dei valori limite era considerato un indicatore di un rischio per la salute, il superamento dei valori di tolleranza segnalava semplicemente una limitazione della qualità. Il valore massimo per il parametro «pesticidi e metaboliti rilevanti» era in precedenza definito come valore di tolleranza. Anche in Francia il valore del parametro per i pesticidi (compresi i metaboliti rilevanti) viene interpretato come valore limite di qualità. In caso di superamento di tale valore, viene applicato un sistema graduale di gestione del rischio, che è stato brevemente presentato nel corso della tavola rotonda. Poiché il valore del parametro di 0,1 μg/l per i pesticidi e i metaboliti rilevanti non è giustificato dal punto di vista tossicologico, l’attenzione si concentra in particolare sulla definizione dei valori massimi accettabili per la salute da parte dell’autorità francese ANSES.

Screening non mirati e persistenza

È stato inoltre suggerito di attribuire maggiore importanza alla persistenza delle sostanze. Pertanto, nella valutazione delle sostanze richiesta dall’industria, oltre alle proprietà tossicologiche, si dovrebbe tenere maggiormente conto anche della persistenza. È stata inoltre evidenziata la difficoltà di valutare gli scarichi industriali, data l’enorme varietà di sostanze. Sebbene la legislazione sulla protezione delle acque fornisca strumenti importanti, la sua attuazione da parte dei Cantoni si rivela estremamente impegnativa. Per contrastare questo «ritardo», si richiede sempre più spesso l’impiego di screening non mirati per gli scarichi delle imprese industriali. A integrazione di ciò, come proposto durante la tavola rotonda, potrebbero essere utilizzati anche biotest basati sugli effetti.

Potenziamento del monitoraggio

È stato inoltre sottolineato che per il Rodano esiste già un programma volto a ridurre il carico di microcontaminanti. Inoltre, la qualità delle acque del Rodano viene monitorata poco prima della sua immissione nel Lago di Ginevra; tale monitoraggio è tuttavia nettamente meno completo di quello effettuato presso la stazione di monitoraggio del Reno (RÜS) di Weil am Rhein, nei pressi di Basilea. Attualmente si sta cercando di trarre vantaggio dall’esperienza della RÜS e di potenziare di conseguenza il monitoraggio del Rodano.

Sensibilizzazione delle imprese industriali

Inoltre, è stata illustrata l’iniziativa intrapresa a Basilea: negli ultimi anni, l’azienda di approvvigionamento idrico di Basilea (IWB) ha cercato attivamente il contatto con le imprese industriali situate a monte del Reno, richiamando la loro attenzione sull’impatto che hanno sull’acqua potabile. Questa opera di sensibilizzazione si è rivelata fondamentale. Inoltre, in collaborazione con l’industria, è stato possibile ridurre gli scarichi nel Reno che rappresentavano un problema per la produzione di acqua potabile. L’applicazione di questo «modello di Basilea» al bacino idrografico del Lago di Ginevra è stata quindi proposta come soluzione orientata al futuro.

Applicazione del principio «chi inquina paga»

In linea di principio, il principio «chi inquina paga» è sancito dalla legislazione svizzera in materia di protezione delle acque. La Legge sulla protezione delle acque (LPA) stabilisce infatti: «Chi provoca l’adozione di misure ai sensi della presente legge ne sostiene i costi.» L’applicazione concreta si rivela tuttavia complessa, in particolare in casi come quello dell’1,2,4-triazolo nel Lago di Ginevra. In quel caso, l’azienda industriale responsabile ha scaricato le proprie acque di scarico contenenti sostanze inquinanti nel corso d’acqua con l’autorizzazione delle autorità. Mentre il principio «chi inquina paga» è concretizzato nella normativa sui siti contaminati, nella legislazione sulla protezione delle acque manca una corrispondente differenziazione.

Il principio «chi inquina paga» incontra dei limiti

È stato proposto che le aziende che scaricano acque di scarico versino una sorta di assicurazione per i propri scarichi, che alimenti un fondo. Con questi mezzi si potrebbero finanziare progetti di ricerca e sviluppo sulla gestione delle sostanze inquinanti. Tuttavia, sarà difficile stabilire le basi per la fissazione delle tariffe e il carico inquinante. Inoltre, sussiste il rischio che tali pagamenti vengano interpretati come un «pass gratuito» per ulteriori inquinamenti. Alla tavola rotonda si è comunque concordato sulla necessità di intervenire alla fonte. Tuttavia, il principio «chi inquina paga» sembra incontrare ovunque i propri limiti. Mentre è relativamente facile da applicare in caso di eventi puntuali (incidenti), risulta difficile da attuare in caso di inquinamenti di lunga durata e di vecchia data, non da ultimo perché le condizioni quadro e le disposizioni giuridiche al momento dello scarico erano diverse. 

Conclusione

Con la tavola rotonda è stato compiuto un primo passo importante. È stato fondamentale che tutte le parti coinvolte si riunissero per discutere insieme delle possibili soluzioni. Ora, però, è necessario passare all’azione: da un lato occorre trovare soluzioni pragmatiche e fattibili per i servizi di approvvigionamento idrico nella gestione del caso del triazolo; dall’altro, servono strategie efficaci per impedire in futuro che le nostre risorse di acqua potabile subiscano questo tipo di contaminazione. 

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