Il gruppo «Idrologia e impatti climatici nelle regioni montane» dell’Istituto per la ricerca sulla neve e le valanghe (SLF) del WSL si occupa dell’innalzamento del livello dei torrenti e dei fiumi di montagna, fino al loro straripamento. Su incarico dell’Ufficio federale dell’ambiente, i ricercatori di questo gruppo hanno simulato, utilizzando un modello idrologico, gli eventi di piena da oggi fino alla fine di questo secolo. A tal fine hanno utilizzato nuove misurazioni della portata con risoluzione oraria relative a 384 fiumi in Svizzera e in Austria, giungendo così a nuovi risultati. Paul Astagneau, coautore dello studio pubblicato al riguardo, li riassume in una frase: «Gli eventi estremi stanno cambiando in misura maggiore rispetto alle piene moderate.»
Secondo gli studi precedenti, i ricercatori ipotizzavano che le piene nella regione alpina potessero diminuire o rimanere stabili entro la fine del secolo a causa della minore quantità di neve che si scioglie in primavera. I risultati della nuova modellizzazione mostrano invece che l’alluvione centennale nelle Alpi diventerà più intensa dal cinque al quindici per cento. Ciò si riferisce al picco di deflusso, ovvero al livello massimo dell’acqua previsto nell’ambito di questo evento alluvionale. Allo stesso tempo, in futuro le piene con periodicità di 100 anni potrebbero verificarsi con maggiore frequenza, ovvero ogni 45-80 anni. Per quanto riguarda le piene moderate, ad esempio quelle con periodicità biennale, nelle zone montane si registra ancora una diminuzione, sebbene inferiore a quanto ipotizzato finora.
Le piene nelle Alpi sono causate da temporali estivi, da precipitazioni prolungate su terreni saturi o da una combinazione di pioggia e scioglimento della neve. L’intensità delle precipitazioni sta aumentando a causa dei cambiamenti climatici, in particolare su scale temporali inferiori a un giorno. Più precisamente: per ogni grado Celsius in più, le precipitazioni intense orarie aumentano di circa il sette per cento. La pioggia compensa così ampiamente la diminuzione del disgelo, come dimostra l’analisi delle simulazioni orarie.
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