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21. settembre 2026

Testo originale tradotto dal tedesco in modo automatico


Consultazione della Confederazione sui PFAS

Ampia opposizione al progetto di legge federale contro la contaminazione da PFAS

Il progetto federale relativo alla regolamentazione degli alimenti contaminati da PFAS ha suscitato opposizione nel corso della consultazione conclusasi venerdì. Le organizzazioni dei consumatori, gli scienziati, gli ambientalisti, gli agricoltori e diversi partiti respingono la normativa nella sua forma attuale. La miscelazione degli alimenti è uno dei punti centrali della critica.

I PFAS, sostanze chimiche estremamente persistenti utilizzate in numerosi prodotti industriali e di consumo, si accumulano nell’ambiente e possono entrare nella catena alimentare. Con una normativa, il Consiglio federale intende proteggere i consumatori e consentire alle aziende interessate di riorganizzare la produzione. Al centro delle critiche vi è la possibilità, prevista per tre anni, di miscelare alimenti che superano i valori massimi di PFAS con alimenti meno contaminati. Il prodotto finale dovrebbe rispettare i valori massimi ed essere provvisto di un’apposita indicazione. La revisione prevede al contempo nuovi valori massimi per l’acqua potabile.

La Fédération romande des consommateurs, la Fondazione per la tutela dei consumatori, l’Accademia Svizzera delle Scienze Naturali (SCNAT), il WWF Svizzera e i partiti dei Verdi, del PS e del PLR respingono questa miscelazione prevista. Questa procedura non elimina affatto i PFAS dalla catena alimentare. Si limita semplicemente a distribuire la stessa quantità di sostanze su una quantità maggiore di alimenti, sottolinea ad esempio la SCNAT. Allo stesso tempo, il PLR critica l’onere burocratico legato agli obblighi di segnalazione e tracciabilità.

L’USP è favorevole alla miscelazione

Anche l’Unione svizzera degli agricoltori (USP) respinge il progetto nella sua forma attuale, ma difende il principio della miscelazione. Ritiene che questa potrebbe rappresentare una soluzione praticabile se venissero eliminati i requisiti previsti in materia di etichettatura.

A suo avviso, l’etichettatura scoraggerebbe i consumatori e rappresenterebbe un rischio commerciale per i rivenditori. L’USC chiede in particolare l’eliminazione di determinati requisiti in materia di tracciabilità, nonché del divieto di esportare i prodotti interessati nell’UE. Chiede inoltre un rapido risarcimento per le aziende interessate e ritiene insufficienti i tre anni previsti.

Disaccordo anche sul tema dell’acqua

Per quanto riguarda l’acqua potabile, le opinioni divergono. La SCNAT e il WWF sono favorevoli a un inasprimento dei valori massimi, ma chiedono disposizioni più rigorose. Il WWF ritiene inoltre che il periodo transitorio di tre anni sia difficilmente giustificabile. L’Unione dei contadini ritiene che la durata del termine sia irrealistica per i gestori idrici interessati.

Il Consiglio di Stato di Turgovia chiede una tavola rotonda sui PFAS

Il Consiglio di Stato di Turgovia chiede alla Confederazione termini più lunghi per l’attuazione della nuova ordinanza sui PFAS. È necessaria una tavola rotonda istituzionalizzata che coinvolga tutti gli attori rilevanti, nonché calendari armonizzati, secondo quanto affermato a metà settembre in alcuni comunicati del Governo.

Le modifiche alle ordinanze in materia di diritto alimentare sono in linea di principio accolte con favore e la tutela della salute della popolazione è una priorità per il Consiglio di Stato, ha comunicato giovedì la Cancelleria di Stato. Tuttavia, le aziende agricole interessate dovrebbero avere la possibilità di valutare gli adeguamenti da apportare alle proprie attività «senza che ciò comporti situazioni di emergenza esistenziale», afferma il Cantone. La Confederazione e i Cantoni dovrebbero quindi elaborare obiettivi comuni e scadenze armonizzate.

In concreto, il Consiglio di Stato chiede una proroga del periodo transitorio da tre a cinque anni. Si aspetta che il Consiglio federale convochi una tavola rotonda istituzionalizzata, in cui debbano essere definiti le misure necessarie e «una prassi di applicazione coordinata e uniforme». Un’altra richiesta: «I prodotti finali contenenti PFAS devono essere dichiarati come tali.»

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